CONTRIBUTI

autoctone vs esotiche

Se i pezzi del puzzle più complesso alla fine si incastrano e formano un disegno sensato e compiuto, non posso dire altrettanto delle mie riflessioni sull’uso delle piante autoctone e di quelle alloctone, ovvero esotiche.

I dogmi cui mi sono finora attenuta erano di ordine puramente paesaggistico: nel paesaggio antropico della città si possono usare le esotiche, nel paesaggio seminaturale della campagna coltivata bisogna limitarsi e fare attenzione e nel paesaggio naturale, peraltro rarissimo nel nostro Paese, bisogna usare le autoctone.

Ragionamento lineare, ma oggi troppo stretto, nel senso che molte cose sono cambiate a cominciare dal clima: trombe d’aria che sollevano alberi, ondate di calore che bruciano tutto, inondazioni e “bombe d’acqua” che provocano frane e smottamenti sono solo alcune delle conseguenze del riscaldamento globale. E la vegetazione può avere un ruolo centrale nell’arginare e limitare i danni, ma solo se viene scelta e/o mantenuta in funzione dei servizi ecosistemici che offre e non solamente  in base a criteri estetici, paesaggistici o dimensionali.

Ma quale vegetazione? Autoctona o esotica? Perchè se il clima cambia non è detto che le autoctone possano farcela….

Escludendo gli ambienti naturali in cui le autoctone sono l’unica possibile scelta, e qui il cambiamento climatico porterà ad una selezione delle specie più resistenti, per il resto credo che darò sempre più spazio alle autoctone, ma senza rinunciare a quelle piante esotiche che si dimostrano più tolleranti alla siccità, perchè nelle zone a clima mediterraneo e non solo, l’acqua sarà a breve una risorsa più preziosa del petrolio; e opterò anche per piante resistenti al vento e alle inondazioni, meno soggette a malattie e infestazioni, piante con apparati radicali consolidanti ovunque si presenti la necessità di fronteggiare queste emergenze.

Laddove non siamo noi a scegliere le piante, ma è la vegetazione che fa da sé, vedi aree senza manutenzione nelle città, possiamo osservare specie esotiche ed autoctone combattere per il loro spazio vitale e ricavarne idee e suggerimenti per progettare sistemi vegetali capaci di autosufficienza e di resilienza.
Solo conoscendo bene le caratteristiche fisiologiche delle piante che scegliamo, autoctone o esotiche che siano, e adottando criteri progettuali che tengano conto davvero dei nuovi scenari ambientali potremo tentare di progettare luoghi che richiedano intervenmiti manutentivi minimi.

Il puzzle non è completo e di fronte ad uno scenario ambientale così mutevole ci sono ancora più domande che risposte, ma una cosa mi è chiara: con le dovute precauzioni e distinguo, non è più tempo di intendere le piante autoctone e quelle esotiche in contrapposizione perchè la posta in gioco è alta, c’è un Pianeta da salvare prima che i suoi abitanti finiscano di devastarlo e le piante, tutte le piante, hanno un ruolo fondamentale e insostituibile.

Alessia Brignardello

T. 3288454325

a_brignardello@libero.it

www.alessiabrignardello.it

 

Sezione Territoriale
Lazio Abruzzo Molise Sardegna

Tipologia
Socio Ordinario

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