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Una grande casa, cui sia di tetto il cielo - Il giardino nell’Italia del Novecento

 

 

copertina_libro_conforti
 

 

“Il giardino nell’Italia del Novecento” sottotitola questo interessante libro, che tuttavia si troverà difficilmente tra gli scaffali di giardinaggio o di paesaggistica delle librerie. Perché il titolo è in realtà più allusivo e significante, e potrebbe trarre in inganno chi non è del mestiere.  “Una grande casa, cui sia di tetto il cielo” è il vero titolo del libro di Annamaria Conforti Calcagni, pubblicato pochi mesi fa, tanto da apparire - forse non intenzionalmente - come uno dei molteplici omaggi a Pietro Porcinai nel lungo anno di celebrazioni della nascita del maestro fiorentino.

Regole simili a quelle che disciplinano la suddivisione degli interni devono sussistere anche per il giardino moderno, così da poterlo paragonare ad una grande casa, cui sia di tetto il cielo”. Riprendendo questo celebre intervento di Porcinai su Domus del 1937, l’autrice racconta la storia e il significato dei nostri più importanti giardini in un libro di piacevole lettura, che conclude una trilogia dedicata al giardino veneto, e poi italiano, dalle origini al Novecento. Questo è infatti il terzo libro che sull’argomento scrive Annamaria Conforti, storica dell’arte, autrice di numerosi saggi sull’arte veneta e docente di Storia del giardino all’Università di Verona presso il Corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali.Una trilogia che parte da lontano, una sfida che il Saggiatore ha lanciato a Conforti nel 2001 e che è stata raccolta dapprima con il volume “Bellissima è dunque la rosa”, dedicato al giardino veneto dalle Signorie alla Serenissima - che vinse il premio Hanbury nel 2004 -, e con il secondo “Bei sentieri, lente acque”, dedicato ai giardini del Lombardo-Veneto tra il ‘700 e l’unità d’Italia. Questo nuovo volume scandisce le tappe della storia d'Italia attraverso i giardini, arrestandosi alle soglie degli anni ‘90: nel Novecento, venuta meno la rilevanza dell'agricoltura, mentre le città si espandono e l'industrializzazione si diffonde, il giardino trasforma via via il proprio ruolo con mutate funzioni e varietà di soluzioni, col contributo di non pochi protagonisti italiani e stranieri, che l’autrice presenta, da Raffaele De Vico a Russel Page.Uno dei grandi pregi dei libri di Annamaria Conforti è la scrittura colta e rigorosa ma facile, scorrevole, accattivante.  Parlando di scaffali, il suo libro potrebbe legittimamente stare tra quelli di storia, ma anche, sorprendentemente, tra i romanzi d’avventura. “…….  Scortato da un cameriere che, provvisto di una cesta di vimini col solito pranzo, ne vegliava a debita distanza la silenziosa meditazione, Sir George Sitwell aveva così passato ore e ore ad ascoltare l’argenteo zampillare della fontanella di un giardino; a osservare la stupefacente brillantezza di un ritaglio di cielo sulla quieta superficie di una peschiera …..” così l’autrice immerge il lettore in un’atmosfera passata e pur vivida, presentandoci da vicino Sir George, grande conoscitore dei giardini italiani ‘all’italiana’.Una scorrevolezza da romanzo. Può, il suo libro, essere letto per puro piacere; ma anche per ricerca, tanto che stupisce che questi libri non siano ancora stati impiegati come testi di studio nelle facoltà di paesaggio. L’approccio di Annamaria Conforti è molto originale, ed è il secondo tratto da sottolineare. Sorprende di trovare molti dei classici giardini trattati negli ormai molti libri disponibili anche in italiano. Ma Conforti racconta anche di altri giardini e altri paesaggi: i giardini delle fabbriche, come l’Olivetti, i giardini e i paesaggi delle nuove città fasciste nate dal nulla se non da una volontà, come ad esempio Sabaudia.       Il volume ha una notevole documentazione con note preziose per gli addetti ai lavori, è corredato da un apparto di schede sui singoli giardini a cura dello studioso Francesco Monicelli, con numerose annotazioni anche per la visita ai giardini, e sicuramente può essere annoverato tra gli appelli alla conoscenza, richiamato ancora dalle parole attualissime di Porcinai: “Il problema del verde è un problema nazionale che ha una portata sociale, economica, turistica, paesistica, artistica, agricola … Vogliamo insistere sugli immensi benefici sociali che potranno derivare dall’educare le coscienze alle funzioni del verde nell’edilizia e nell’urbanistica”                                                                     Recensione a cura di Paola Muscari Verona 27 gennaio 2012

 
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