CONTRIBUTI

PARCHI PUBBLICI

NOVI SAD – NOVI ARK – NOVI PARK a Modena

Un grande parco pubblico che ospita un Parco archeologico sopra un parcheggio interrato                                            

Il parco si trova in un’area strategica della città: è sito di fronte al “Foro Boario”, architettura di notevole valore di epoca ducale ora sede dell’Università, è posta internamente al perimetro delle vecchie mura cittadine, quindi in un contesto storico di assoluto rilievo, a soli 500 metri dal Duomo (patrimonio dell’Unesco) e rappresenta il più grande parco del centro storico. Fin dal Medioevo l’area era uno spazio aperto e destinato ad un “uso pubblico”. In epoca ducale l’area era contenuta in una zona della città più ampia ed identificata con il nome di Piazza d’Armi: una zona priva di alberature e caratterizzata da solo prato, perché così erano le zone a corredo delle cittadelle militari. Nel 1782 i prati di Piazza d’Armi vengono trasformati in un luogo di passeggio pubblico con la realizzazione di un edificio centrale “Rotonda” da cui partono diversi “stradoni” fiancheggiati da alberi ed arbusti. Nel 1875 viene costruito l’ippodromo e la superficie a prato viene relegata all’interno dell’anello ippico. Con la costruzione altrove del nuovo ippodromo, l’area diventa un parco urbano in cui vengono ospitati manifestazioni e spettacoli all’aperto. Un luogo storicamente pubblico, un luogo frequentato, un luogo vivo.

Alla base del nuovo progetto del verde, o meglio del paesaggio c’è, quindi, la volontà di mantenere uno stretto rapporto del parco con la storia dell’area, mantenendo in essere determinate gerarchie (valorizzazione dell’area archeologica di epoca romana, presenza del Foro Boario di epoca ducale, di ampie zone a prato, utilizzo di piante potenzialmente già presenti da un lato in epoca romana e dall’altro in epoca ducale, ecc..), segni e memoria del sito, il rispetto del contesto storico, nonché la valorizzazione della fruizione pubblica; dall’altro il desiderio di trovare un equilibrio armonioso tra il parco esistente, il parco “pensile” di nuova costruzione, il parco archeologico, la sede dell’Università, il tessuto urbanizzato circostante, l’uso dei fruitori, ecc.. il tutto per giungere all’armonia del luogo ed alla gradevolezza nel frequentarlo.

Il progetto che ne scaturisce si muove nella ricerca continua fra il rigore storico, i sentimenti, le intuizioni, l’aspirazione umana per confluire nella semplicità della composizione e nella conquista dell’armonia. Un parco concepito come uno spazio architettonico, basato su un impianto semplice, ben definito, ma ricco di segni che faccia da cornice agli elementi della storia. Un parco in cui viene riproposto il rapporto centrale fra arte-natura, in cui è possibile riconoscere, percorrendo il parco dall’interno verso l’esterno o viceversa, il fluire continuo di spazi e tempo. Un parco in cui le masse vegetali, distribuite secondo precise logiche e rapporti fra gli spazi pieni e spazi vuoti, sono “statici” o in “movimento” a seconda della loro localizzazione, in un “dialogo calmo” fra uomo-arte-natura. Spesso alla pianta geometrica corrisponde una massa più libera e viceversa all’apparente libertà di un impianto fa da contrappunto un maggior rigore delle masse vegetali.

Nel parco hanno trovano posto 130 alberi, 13.000 arbusti, 2.000 mq di perenni e 2.000 mq di prato fiorito. L’intervento che riguarda la componente vegetazionale si muove nella direzione di un miglioramento estetico e funzionale del luogo e si traduce in una maggiore gradevolezza alla frequentazione ispirandosi ad un concetto di sostenibilità.

A marcare tutto il parco con segni identificativi ben precisi sono i sentieri pedonali, che riprendono idealmente la maglia dell’antica centuriazione secondo cui sono correttamente orientati, ma assumono un andamento più “naturaliforme” quale manifestazione del fluire continuo di spazi e tempo. L’area archeologica è posizionata sopra ad un pacchetto pensile (30.000 mq) di altezza variabile, con media di circa 50 cm, composto di terreno naturale e terreno speciale (tipo alleggerito) e lapillo.

Progetto di valorizzazione archeologica del parco: Progettazione: arch. G. Cerfogli (Comune di Modena), Ingg A. e M. Roli; Valorizzazione archeologica: dott.ssa I. Pulini e dott.ssa S. Pellegrini (Musei Civici di Modena), dott. D. Labate (Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia Romagna); Inserimento paesaggistico e opere a verde: dott. agr. A. Di Paolo e dott. agr. R. Bega.   

 

PARCO FLUVIALE del TRESINARO (Scandiano e Rubiera RE)

E’ attraverso la promozione e la diffusione di una sensibilità verso il “verde” che deve per forza manifestarsi con un vero ed oculato rispetto della natura e del bene comune, che si riescono ad evitare quei “guasti” paesaggistici ed ambientali che ormai sono diffusi nel nostro territorio; e avvicinarsi sempre più a quel riequilibrio ecologico da tutti evocato, ma non sempre perseguito progettualmente. Uno dei principali obiettivi perseguiti nella progettazione è quello di sperimentare un modello di convivenza, reciprocamente vantaggioso, tra l’uomo e la natura, ma che collochi veramente la natura ad un livello di pieno rispetto da parte dell’uomo. L’area del Parco fluviale del Tresinaro nel tratto urbano a Scandiano si caratterizza in tre punti focali: il percorso lungo il torrente, la zona attrezzata a ridosso dell’abitato ed il percorso che da essa degrada verso il torrente. Nella zona attrezzata la vegetazione è stata collocata in tre diversi modi: in una grossa macchia plurispecifica (simulazione del bosco planiziale), in macchie monospecifiche (per esaltare le caratteristiche della specie) ed in esemplari isolati (per esaltare l’architettura delle singole piante); L’area attrezzata comprensiva della zona dell’asse prospettico è di circa 1,2 Ha, mentre il percorso lungo il torrente è lungo circa 700 metri. Il progetto sopra descritto è uno lotto di un progetto generale denominato “Parco fluviale del torrente Tresinaro” – affidato allo studio dell’arch. G Tassoni – in cui è stato svolto anche uno studio sul paesaggio e sulla vegetazione di tutta l’asta fluviale interessata dal progetto generale. Analogamente si è agito anche nell’area del tratto urbano del torrente Tresinaro a Rubiera; l’area oggetto d’intervento era di circa 2,5 Ha. Negli ambiti extra urbani si è intervenuto il meno possibile, mantenendo sostanzialmente la situazione “naturale” che si è venuta a creare nel tempo. Particolarmente utile per la progettazione del parco di Rubiera è stato anche l’approfondito studio compiuto sulla vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea presente e potenziale dell’Area di riequilibrio ecologico delle casse d’espansione del fiume Secchia (ora parco regionale), area prossima al torrente Tresinaro a Rubiera.

 

OASI VERDE in CITTA’ a Modena

A Modena, un’area abbandonata sin dal dopoguerra, interessata da dinamiche vegetazionali del tuto spontanee tipiche dei coltivi abbandonati, è stata trasformata in un parco ecologico-didattico. Il Comune di Modena, su una proposta del WWF, ha avviato un è percorso che è terminato con la realizzazione di un’oasi naturalista urbana e di un centro didattico ambientale, per far conoscere l’originalità e la bellezza de paesaggio di pianura. Il parco si estende su una superficie di circa 16.000 m2 e sui trova all’interno di una vasta area che contiene elementi vegetazionali di notevole valore ecologico. Oltre alla caratteristica “piantata”, filari di olmi e pioppi ai quali veniva maritata la vite, son o presenti specie che rientrano nella composizione dei boschi planiziali mesoigrofili padani. Il principio ispiratore del progetto è quello di rispettare il paesaggio formatisi dopo anni di abbandono dell’attività agricola, e di assecondare l’opera creata dalla natura, realizzando un parco pubblico dalle funzioni-conservative, didattico-scientifiche e culturali, fruibile solo alla condizione di un basso disturbo antropico, funzionale all’ambiente e non viceversa, per garantire il massimo di biodiversità in un ambiente urbano. Il percorso didattico sui snoda lungo il parco, dove è possibile osservare e riconoscere le specie vegetali ed animali, proprie della pianura e che costituiscono gli elementi salienti dell’oasi: i prati, la piantata, lo stagno e la zona sperimentale permanente. Creare un parco urbano in cui vengano favoritele associazioni spontanee e gli aspetti naturali, nel pieno rispetto dell’ambiente, capace di richiamare anche le componenti più rare degli ambienti di pianura e di costituire una piccola banca genetica di ecotipi locali, è la scommessa per il futuro.

Progetto: dott.agr. A. Di Paolo, dott. C. Santini, dott. P. Caruso.

 

Altri parchi pubblici: Modena, Rubiera (RE), Vignola (MO), Carpi (MO), S. Prospero (MO) e in Val d’Elsa (FI).

 

 

 

 

 

Andrea Di Paolo

T. 059/443176

dott.andrea.dipaolo@gmail.com

facebook: Andrea Di Paolo

 

Sezione Territoriale
Triveneto Emilia Romagna

Tipologia
Socio Ordinario

 

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