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CONTRIBUTI

Fontevivo _ Connessioni urbane

Fontevivo _ Connessioni urbane

Rigenerazione dell’area “Ex Convento dei Cappuccini” e delle aree urbane adiacenti

In questo periodo, la nebbia spesso ristagna sui segni che incidono la nostra pianura; segni antichi, la cui profondità storica rimanda alle terremare, alla centuriatio romana, al lavoro di bonifica dei padri Cistercensi. Parlano di acqua e della necessità del governo delle acque in un territorio ancora oggi oggetto di un’agricoltura produttiva. I segni dell’acqua – fossi, scoline, canali – dividono le geometrie dei campi arati e sono talvolta accompagnati da filari di alberi. L’acqua ritorna nei toponimi dei paesi: il caso studio presentato interessa il territorio di Fontevivo, il cui nome rimanda alle risorgive, al vagare nella pianura del corso dei fiumi e dei torrenti.

Fontevivo nasce attorno alla badia e al convento cistercense, divenuto poi residenza estiva del Collegio dei Nobili. Un legame storico con il paesaggio agrario e intenso con Parma, una centralità evidente nella scelta di Ranuccio I Farnese di crearvi un personale “santuario” immaginando una struttura urbana forte, costituita dal segno rettilineo dello Stradone che collega l’antica Abadia con la seicentesca chiesa e convento dei Cappuccini, un percorso che doveva essere sottolineato da facciate porticate: una scenografia urbana espressione di potere e di costanti e attive relazioni con la città.
Il paesaggio della pianura Padana è cosparso di questi piccoli centri, che mostrano antiche e profonde connessioni con le aree urbane a loro prossime: relazioni che si sono interrotte, sfrangiate, trasformando questi nuclei in luoghi di periferia: una periferia diversa rispetto ai territori che premono ai margini delle città ma che, comunque, racconta l’isolamento culturale, l’immigrazione e le difficoltà di interazione tra popolazione residente, spesso anziana, e nuovi arrivi, giovani stranieri, nuovi bambini, nuovi usi dello spazio.
Si tratta di un territorio di bordo su cui, anche considerando le trasformazioni sociali e le nuove modalità lavorative che la pandemia ha posto in atto, diventa interessante riflettere e cercare di interpretare con gli strumenti disciplinari dell’architettura e del paesaggio.
La geografia della pianura ci evidenzia un’altra peculiarità di questi territori: l’essere periferia pur essendo inseriti in una potente rete infrastrutturale. Il comune di Fontevivo è solcato dalla A1, dalla TAV, dall’autostrada della Cisa, è sede di un interporto a scala provinciale, ospita un quartiere industriale e artigianale attivo, è prossimo a caselli autostradali… non parliamo delle difficoltà e dell’isolamento dei territori dell’Appennino.
In questo ambito, dove la popolazione da sempre residente è poco propensa a promuovere trasformazioni dello status quo, dove i nuovi insediati ancora non costituiscono comunità, dove comunque sono garantiti i servizi essenziali, dove la vita quotidiana scorre tra lavoro e casa, le strategie e i modelli di rigenerazione urbana che le esperienze straniere e metropolitane propongono risultano estranei e poco applicabili. In questo territorio, dove pressoché tutti hanno un orto e la campagna preme ai bordi dell’edificato, dove la bicicletta non ha bisogno di piste ciclabili, l’individuazione di una strategia di rigenerazione urbana è avvenuta quindi usando il “materiale” disponibile: le strutture del paesaggio agrario, le estese proprietà pubbliche, il legame visivo promosso dal segno, ahimè solo planimetrico, dell’antico Stradone e la presenza dei due complessi architettonici dell’antico Monastero/Collegio dei Nobili e dell’ex Chiesa dei Cappuccini con il recinto che racchiudeva gli orti conventuali. Un materiale importante e, per tante ragioni, impegnativo per il piccolo comune, tanto che, negli anni, è spesso stato considerato una criticità e non una risorsa.

La proposta progettuale è stata quella di partire dal riuso e dalla riappropriazione degli spazi aperti, dalla messa in valore dello spazio pubblico come strategia per ripensare e reinventare nuovi usi per gli antichi complessi architettonici che si fronteggiano sullo Stradone. Una sorta di rifondazione identitaria condotta promuovendo luoghi dove iniziare a conoscersi e a frequentarsi: la nuova strada piazza che sta nascendo dalla riqualificazione dell’antico Stradone, il recupero della spazialità conclusa degli ex orti conventuali come spazio verde disponibile al gioco e all’incontro, la creazione di una nuova centralità capace di assolvere alle necessità di un luogo dedicato alle feste del paese, occasione d’incontro e di richiamo ad ampia scala e,
contemporaneamente, adatto a fornire i servizi necessari agli spazi verdi, all’area sportiva, alla sosta di lavoratori del quartiere industriale.
La proposta riflette quindi sulla possibilità di coniugare la qualità degli spazi pubblici con la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico così da promuovere un processo di rigenerazione urbana in grado di incidere positivamente sulla qualità della vita quotidiana degli abitanti e immaginare un possibile, diverso, ruolo culturale, sociale ed economico, che il piccolo centro può assumere nel contesto provinciale.
L’obiettivo e il motore dell’intero progetto è stato quello di comporre una cornice al cui interno si possano ricucire rapporti visivi e architettonici che il tempo ha interrotto, ci si possa riappropriare di spazi abbandonati e degradati, si possano promuovere nuovi significati e nuovi usi per un patrimonio architettonico che oggi si presenta “fuori scala” rispetto alle dimensioni del paese.
In un contesto urbano piuttosto statico, dove è stato difficile il coinvolgimento attivo della popolazione, scommettere sulla riqualificazione dello spazio pubblico sembra iniziare a dare alcuni frutti, sia con la risposta di piccoli interventi di riqualificazione promossi dai privati che iniziano ad accompagnare le trasformazioni previste per lo spazio pubblico, sia nel riconoscere un ruolo più attivo alle centralità, anche piccole e quotidiane (scuola materna, centro anziani, ….) che si allineano lungo la strada piazza: nuovi spazi più ibridi, dove risulta possibile un incontro intergenerazionale tra i vecchi residenti e i nuovi bambini; orari che si allungano, si aprono ai giochi, ai racconti orali, allo studio…
Sulla trama disegnata attraverso il recupero degli spazi aperti e realizzata utilizzando il materiale vegetale, i colori e le geometrie del paesaggio agrario, si iniziano a configurare nuove occasioni da cui ripartire per immaginare di promuovere processi articolati di riuso dei contenitori monumentali storici così come per promuovere, anche semplicemente, nuove occasioni d’incontro mediante l’estensione del mercato, l’organizzazione di feste, il recupero del piccolo teatro che diventa finalmente luogo per spettacoli e proiezioni. Un percorso complesso la cui gestione non appare per nulla facile, obbligata a declinare le strategie di rigenerazione urbana nelle specificità di un territorio in bilico tra campagna e periferia, appoggiandosi sui segni profondi di una storia rimasta latente.

CREDITI:
Soggetti promotori: Regione Emilia Romagna (finanziamento Del. Giunta Regionale 2194/2018); Comune di Fontevivo (R.U.P. arch. Marisa Pizzi)
Progettisti: A+C_ARCHITETTURA E CITTA’ STUDIO ASSOCIATO Archh. Paola Cavallini & Stefano Della Santa con arch. Michele Musiari – via Archimede 2, 43123 Parma – info@assarch.it;

Il PDF della presentazione _ A+C paesaggi di bordo_Bologna

http://www.assarch.it/

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https://www.facebook.com/AeCstudiodiarchitettura/

https://www.inucongressorun2019.com/presentazione-vii-run

 

 

 

 

 

Sezione Territoriale
Triveneto Emilia Romagna

Tipologia
Socio Ordinario

 

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